Cresta alpina del Monte Rosa nella nebbia

Chi siamo

Due amici,
una montagna.

Nati all'ombra del Monte Rosa, uniti dalla passione per le vette e da una ricetta antica che aspettava di essere riscoperta.

"L'Elisir 4634 non nasce in una fabbrica. Nasce su un sentiero, tra la neve e il vento, con lo zaino in spalla e un vecchio quaderno in tasca."

L'amicizia

Legati dalla corda
e dalla cima.

Marco e Guglielmo si conoscono da tempo. Cresciuti nelle valli del Monte Rosa, hanno imparato a leggere il cielo, a rispettare il silenzio della neve e a fidarsi l'uno dell'altro su ogni cresta. Decine di spedizioni, centinaia di ore di cammino condiviso — la montagna è il loro linguaggio comune.

Insieme hanno scalato il Monte Rosa, percorso creste affilate come lame, bivaccato sotto cieli stellati a oltre quattromila metri. Ogni avventura ha rafforzato non solo la loro tecnica alpinistica, ma soprattutto il loro legame. Un'amicizia forgiata dal freddo, dalla fatica e dalla meraviglia.

È proprio durante una di queste ascensioni, con le mani ancora gelate e lo zaino sulle spalle, che l'idea ha preso forma: portare a valle l'essenza di quei luoghi, in una bottiglia.

Marco in vetta al Monte Rosa con il rifugio sullo sfondo
Marco e Guglielmo in mountain bike sulle Alpi

La passione

Non solo vette,
ogni sentiero è casa.

La montagna per loro non è solo alpinismo. È un modo di vivere. In estate li trovi sulle mulattiere con le mountain bike, a esplorare vallate remote e passi dimenticati. In inverno, con gli sci ai piedi o le ciaspole, tracciano itinerari fuori pista dove la neve è intatta e il silenzio assoluto.

Questo contatto con il territorio alpino e le popolazioni locali ha insegnato loro a riconoscere le erbe selvatiche, a capire i cicli delle stagioni, a raccogliere solo ciò che la montagna offre con generosità. Una conoscenza che non si impara solo sui libri, ma si accumula passo dopo passo, anno dopo anno.

La scoperta

Un quaderno ingiallito,
una ricetta dei bisnonni.

Tra i ricordi di famiglia, nascosto in un cassetto dimenticato in baita, è riaffiorato un vecchio quaderno. Apparteneva ai bisnonni: pagine ingiallite, scritte a mano con inchiostro sbiadito, che descrivevano un infuso di erbe alpine preparato ogni autunno dopo la raccolta in quota.

Una ricetta tramandata in silenzio per generazioni, mai commercializzata, mai condivisa fuori dalla famiglia. I due amici l'hanno riletta insieme, increduli davanti a quella scrittura minuta e precisa: "Dobbiamo prepararlo."

Quella sera, attorno a un tavolo, è nata l'idea di Elisir 4634. Non un prodotto qualsiasi, ma il custode di una memoria alpina che rischiava di andare perduta.

Alpinista sulla cresta del Monte Rosa nella nebbia
Marco e Guglielmo in vetta con le Alpi sullo sfondo
Selfie in quota durante una spedizione alpina

Il processo

Saperi antichi,
mani esperte del Mastro.

La ricetta dei bisnonni era un punto di partenza prezioso, ma richiedeva la guida di chi conosce l'arte della distillazione nel profondo. I fondatori si sono affidati dunque al Capomastro dell'Opificio — un artigiano con decenni di esperienza — per studiare ogni singolo ingrediente, bilanciare le proporzioni, affinare i tempi di macerazione e trovare l'equilibrio perfetto tra tradizione e modernità.

Stagione dopo stagione, sono tornati in quota a raccogliere le erbe a mano: fiori alpini alle prime luci dell'alba, gemme ancora resinose, bacche e frutti selvatici che profumano di bosco e di vento. Ogni raccolta è un rituale. Ogni prova è una scoperta. Ogni assaggio avvicina alla perfezione.

Dopo mesi di sperimentazione e decine di versioni, l'infuso finale ha trovato la sua forma definitiva: un elisir che racconta tutto questo — la montagna, l'amicizia, la tradizione, il rispetto per la natura — in ogni singolo sorso.

"Ogni bottiglia porta con sé il profumo di una cima, il calore di un fuoco di bivacco e la memoria di chi ci ha preceduto."

Marco & Guglielmo — Fondatori di Elisir 4634